A partire dal 7 aprile 2026, la parola “artigianale” non è più un’etichetta da usare con leggerezza – o peggio, con fantasia. Con l’entrata in vigore della norma introdotta dalla Legge annuale per le PMI, cambia in modo significativo l’utilizzo del riferimento all’artigianato nella comunicazione di prodotti e servizi.
È un passaggio atteso, e necessario. Perché per anni il termine artigianale è stato spesso utilizzato come leva di marketing, svuotandolo di significato e creando confusione tra imprese e consumatori.
Oggi, invece, si stabilisce un principio chiaro: quando leggeremo artigianale, potremo fidarci.
La modifica alla legge quadro sull’artigianato (L. 443/1985) introduce infatti una regola precisa: il riferimento all’artigianato può essere utilizzato esclusivamente dalle imprese iscritte all’albo delle imprese artigiane. Non si tratta solo di una formalità burocratica, ma di una condizione sostanziale che riguarda tutta la comunicazione aziendale.
Il divieto si applica a:
- denominazione dell’impresa
- insegna
- marchio
- promozione di prodotti e servizi
Inoltre, non è sufficiente richiamare uno stile o un’immagine artigianale: è necessario che l'impresa realizzi direttamente beni o servizi qualificabili come artigianali.
La norma si estende anche a consorzi e società consortili non iscritti nella sezione separata dell’albo, chiudendo così ogni possibile zona grigia.
Determinante è anche il sistema sanzionatorio, particolarmente incisivo: chi utilizza impropriamente il termine rischia una sanzione pari all’1% del fatturato, con un minimo di 25.000 euro per ogni violazione. Un deterrente concreto che segna la fine dell’“artigianale” usato come slogan.
Si tratta di una misura fortemente sostenuta anche dalla CNA, che da tempo chiedeva una regolamentazione più chiara per tutelare le imprese autenticamente artigiane e contrastare la concorrenza sleale.
L’obiettivo è ristabilire un principio tanto semplice quanto fondamentale: l’artigianato non è un’etichetta, è un mestiere. Dietro quella parola devono esserci competenze, manualità, esperienza e lavoro reale.
La norma è già operativa e non richiede ulteriori passaggi attuativi. Per le imprese questo significa una cosa molto concreta: verificare subito la correttezza della propria comunicazione e adeguarsi, se necessario.
Per i consumatori, invece, è una garanzia in più: poter scegliere con maggiore consapevolezza, riconoscendo il valore reale del lavoro artigiano.
“Accogliamo con favore l’introduzione di questa normativa perché grazie ad essa da oggi artigianale torna a significare esattamente quello che dovrebbe: qualcosa fatto con perizia e saper fare, frutto dell’ingegno dell’artigiano, pieno di autenticità”, commenta così 𝗥𝗼𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗢𝗿𝗹𝗮𝗻𝗱𝗶, Presidente di CNA Roma.