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Piano Casa Regionale

E’ stato approvato questa mattina il nuovo Piano Casa della Regione Lazio. Pur esprimendo apprezzamento per le novità relative allo strumento delle demolizioni e ricostruzioni, con l’aumento del bonus dal 30% al 60%, ritiene preoccupante il ricorso al cambio di destinazione d’uso da produttivo a residenziale, che di fatto determina la sottrazione di spazi produttivi per le imprese. In sostanza si trascura che al pari di un’emergenza abitativa esiste un’emergenza di spazi per le attività artigianali e commerciali espressa dal sistema delle piccole imprese. 

I dati del Cresme, elaborati dalla Cna, lo dimostrano. A fronte, infatti, della crescita tra il 2001 e il 2008 del 36% di imprese attive nel Lazio, quella per le superfici destinate ad attività produttive si è fermata al 21%. La carenza costante di spazi produttivi ha portato alla nascita di insediamenti spontanei: nel 2003 ne sono stati contati 61 dove sono insediate, in condizioni spesso di mancanza totale di sistemi infrastrutturali, migliaia di imprese. 

Aree come Via dell’Olmo, la stessa Tiburtina Valley, Malagrotta, pur rappresentando importanti poli di sviluppo a tutt’oggi non sono riconosciute come Aree Produttive e non possono godere dei vantaggi che le Istituzioni Nazionali e soprattutto Regionali concedono. Da considerare, poi, che molte di queste sono dei veri e propri insediamenti abusivi (Via Camposampiero, Borghetto Flaminio, Parco Appia Antica). 

“La questione di imprese che hanno la necessità di ricollocare la propria attività va affrontata con serietà e può rappresentare una occasione di riqualificazione di intere aree del tessuto urbano – spiega Lorenzo Tagliavanti, Direttore della Cna di Roma - Basti pensare a quei contesti urbani caratterizzati da funzioni eterogenee, non connesse tra loro, per cui la presenza di capannoni produttivi non è più compatibile con le norme che disciplinano l’attività”. “Il cambio di destinazione – continua Tagliavanti – determina la scomparsa delle attività artigianali e commerciali delle aree abitate, con conseguente impoverimento del tessuto urbano e penalizzazione della necessaria integrazione tra residenziale e produttivo”.