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Cna Area Nord Est: scopriamo la ricchezza del nostro territorio

Aggregazione, formazione ricerca innovazione e adeguamento al cambiamento: questa la ricetta dell’imprenditrice Adele Minestrini, neopresidente di Cna Area Nord Est, per uscire dalla crisi.

Si è svolto lo scorso 1° luglio, presso l’hotel “Il Maniero” di Villa Adriana a Tivoli, il congresso della Cna Area Nord Est della provincia di Roma. All’assemblea erano presenti oltre 100 imprese. Adele Minestrini, titolare di Pubblidada, è stata eletta presidente. “Vent’anni fa si diceva che l’artigianato sarebbe stato spazzato via, a beneficio delle grandi industrie: è quello che sta avvenendo purtroppo, sotto i nostri occhi” ha detto Minestrini.

La formazione è una strada su cui investire?

Formazione e cultura sono l’essenza per la vita delle imprese. Ogni piccola impresa deve ormai comprendere che l’economia è cambiata, deve studiare le strategie per adeguarsi al cambiamento e non farsi trovare impreparata. Serve affrontare questo con determinazione e preparazione, insistendo su un consolidamento strutturale, innovazione, ricerca, ottimizzazione dei processi, riduzione dei costi. Abbiamo bisogno di strumenti e di risposte che ci facciano guardare avanti. Quello che mi sta a cuore è fare di tutto per non far morire l’artigianato, proteggiamo il made in italy.  Con la globalizzazione siamo stati copiati, con scarsa qualità e a basso costo penalizzando il nostro PIL. Bisogna investire creando consorzi, ad esempio, per poter far sì che il nostro territorio si sviluppi ancora di più. Nella nostra area abbiamo realtà di altissimo livello, spesso sconosciute. Vanno rilanciate.

Non meno importante è lavorare sul rilancio del turismo per lo sviluppo del nostro territorio, promuovendo nuovi modelli di marketing territoriali. Rilanciare il patrimonio delle bellezze locali attraverso la valorizzazione ristrutturazione e conservazione dei beni culturali, basti pensare quanto la nostra zona sia ricca di castelli.

Quali sono le criticità del sistema imprenditoriale del territorio?

Il rapporto con le banche, che non guardano allo storico delle imprese, impedendo così il rilancio degli investimenti. Più elasticità e valutazione dei progetti, basta rating e Basilea2.  Servono più aiuti alle imprese e non ammortizzatori sociali.

Mancano opportunità a misura di Pmi, che rappresentano oltre il 90% del tessuto economico nazionale, ma continuano a essere emanati bandi per le grandi imprese, spazzando via le piccole già penalizzate dal calo dei consumi provati. E così restano tagliate fuori dall’unico mercato su cui poter puntare in questo momento.

Dove produrre? Anche qui questa è una priorità?

La provincia potrebbe offrire diverse aree produttive, che invece oggi sono destinate all’abbandono. Si preferisce far deteriorare una struttura, piuttosto che darla in mano agli artigiani sempre più trascurati, che invece potrebbero costituire consorzi filiere. Da soli del resto non andiamo da nessuna parte. Ma si deve partire dalle politiche: non più individualiste, ma di rete. Solo così, in questo momento, l’artigiano può emergere: con una politica di accorpamento. Pur mantenendo una propria identità.

Mettersi insieme, fare rete, può essere una soluzione?

Credo molto nelle sinergie tra imprese, nella collaborazione. Personalmente ne ho fatto esperienza e posso testimoniare che si può fare a tutto vantaggio del proprio business.